Seray Şahiner

Basilico


Sibel uscì dalla doccia e andò in cucina, frizionandosi i capelli

con un asciugamano. Accese la luce e guardò l’ora sul display del

telefonino: erano le sei. Avvolse l’asciugamano intorno ai capelli e li

tamponò. Forse avrei fatto meglio ad andare dal parrucchiere per farmeli

stirare, sì, sarebbe stato meglio, ma se poi lui non arriva, non ha senso

che mi torturi pensando a tutti i preparativi fatti, oltre a rammaricarmi per

essere stata piantata in asso. Chiuse la tenda della cucina. Il sole non

era ancora tramontato, ma l’appartamento dava sul cavedio. Non c’è

niente da fare, questa casa resta sempre buia. Non è esposta al sole.

Il profumo di melanzane nel forno le ricordò che la cottura era ultimata.

Riempì un bicchiere d’acqua dal rubinetto e annaffiò con cura il basilico

sul davanzale della finestra. Le foglie ingiallite facevano capire che era

arrivato alla fine dei suoi giorni. Accarezzò le foglie, portò la mano al naso

e l’annusò. Anche questo basilico è appassito. Un’altra pianta che muore!

A casa mia il basilico non dura. Anche se lo tengo sul davanzale e lo

annaffio tutti i giorni, le foglie si ingialliscono e cadono. Eppure qualche

tempo fa è fiorito all’improvviso. Probabilmente è stato solo un modo per

dire “guarda, sono qui!”, per un’ultima volta. Non è un buon segno quando

il basilico fiorisce all’improvviso …

 

Suonò il timer del forno. Ah, le melanzane sono cotte. Murat le

adora. Aprendo il forno caldo, la mano le restò attaccata alla maniglia.

Si umettò le dita di saliva, le mise sotto l’acqua e le guardò: le impronte

digitali non erano più ben distinguibili. Non diede importanza alla cosa.

Le avrebbe fatto male per un po’, ma poi sarebbe passato. Tirò fuori la

teglia dal forno con una presina e con la mano dolorante la gettò sul piano

cucina.

 

Entrò in salone. Riordinò alcuni libri disordinatamente disposti

nella libreria. Preparò i cd che avrebbero ascoltato la sera. Avrebbero

passato poco tempo insieme. Non voleva sprecarlo a pensare “che

musica ascoltiamo, cosa mangiamo”. La sua vita era l’equivalente,

applicata alle situazioni amorose, della frase che dicono le mamme

che lavorano per sgravarsi la coscienza: “non è importante la quantità

di tempo che passi con il bambino, ma la qualità”. Con una differenza:

conferire qualità al tempo era compito suo, non della parte che aveva

sempre i minuti contati. Basta che arrivi, a me sta bene così. O mio Dio,

non mi mettere alla prova con una delusione! Pensò se chiamarlo e

chiedergli: “Quando vieni?”. Senti, mi ha detto che verrà, non è il caso

che gli faccia pressioni dando l’impressione di essere disperata. Non lo

costringe nessuno a venire, viene perché con me sta bene. O forse avrei

dovuto dire “sta bene anche con me”.

 

Mise a tavola gli antipasti che aveva preparato il giorno prima.

Preparandoli il giorno prima rilasciano tutto l’olio d’oliva. C’erano pilaki1,

peperoni ripieni, insalata russa… Apparecchiò per due persone. Non

devo sedermi di fronte allo specchio, mi distrarrei. Non voglio più vedere

due donne accanto a Murat, nemmeno se la donna riflessa nello specchio

sono io. Fece un passo indietro e guardò la tavola. Aveva un bell’aspetto.

Forse dovrei accendere delle candele? Ah, ci manca solo che faccia

costruire un camino e davanti ci metta una bella pelle d’orso su cui

fare l’amore. Che romantico! Quest’abitudine di credere che la vita sia

come la vediamo nei film… Forse avrei dovuto trasferire la casa in cima

a una montagna. Il corpo vivo della giovane donna è steso sulla neve,

congelato. L’uomo la trova e la porta nella sua baita, distende il corpo

della donna sulla pelle d’orso, le toglie i pantaloni, e le fa un massaggio

per favorire la circolazione del sangue. Sentendo le mani dell’uomo sulle

sue cosce la donna si sveglia preoccupata e pensa: “Oh no, adesso vedrà

la mia cellulite”, e non può fare a meno di rammaricarsi “magari avessi

comprato quella crema anticellulite, sì, quella della pubblicità!”. Quando

la donna riapre gli occhi, vede l’uomo dei suoi sogni. Bevono del vino e

poi fanno l’amore. La stanza è buia. La candela crea una certa atmosfera.

Finché non noterà la cellulite in controluce, quando sarà giorno, andrà

tutto bene… Ma scusa, non ti piace il romanticismo nei film, però desideri

i protagonisti di quei film. Non meravigliarti se la tua vita è sottosopra.

 

Erano le sette, quando lo chiamò. Non rispose al telefono.

Probabilmente sta guidando, non l’ha sentito. E poi non verrà… No,

adesso basta! Non devo fare cattivi pensieri. Se mi ha detto che verrà, lo

farà. Se adesso lo chiamo e mi dice “avevo promesso alla mia fidanzata

che sarei andato da lei, me ne ero dimenticato e ora sto andando da lei”…

Se mi dice così, li rovino entrambi. Eccome se lo faccio! E non supplicarlo

con frasi del tipo: “Non dare buca a me, dai buca lei!”. Non hai un briciolo

d’orgoglio!

 

Tra poco lui sarà qui e io sono ancora in pigiama. Indossò la

felpa bordeaux. Jeans o gonna? E se poi non arriva, dovrò anche fare

i conti con l’amarezza che proverò per essermi preparata inutilmente.

Si avvicinò allo specchio. Sembrava che un branco di galline le fosse

passato sull’angolo degli occhi lasciando le impronte.

 

La casa era piena di specchi. Non era narcisista, ma una di

quelle donne che parlano da sole. Quasi quasi c’erano più specchi

in casa sua che nella più grande Pideria di Kastamonu2. Si mise il

fondotinta, avendo cura di evitare l’effetto gettata di asfalto. Oggi

mettiamo in risalto gli occhi o le labbra? Le piaceva dare risalto a un unico

punto del corpo e del viso su cui focalizzare l’attenzione. Questo era uno

dei pochi campi in cui riusciva a fare economia. Oggi il punto focale era

il seno. In realtà è inutile provocarlo esibendo il décolleté. Il mistero dei

miei capezzoli è stato svelato da un pezzo … Si mise la matita nera e il

rimmel. Poi il lucidalabbra. Si guardò allo specchio, cinque anni di lezioni

di disegno non erano stati vani.

 

Mi chiamo Sibel. Ho vissuto a sufficienza per sapere che fare

l’amore non è la cosa così meravigliosa che vogliono farti credere nei film,

che non bacerò un bell’uomo solo perché ho masticato una gomma alla

menta, che se mi metto il profumo Axe uno sconosciuto non mi regalerà

dei fiori, che non mi trasformerò in una giocatrice di beach volley alta, in

costume bianco, solo perché uso un assorbente di buona qualità. Come

pubblicitaria non ho intenzione di mettermi a spiegare cosa significhi

avere coscienza di queste cose. Dieci anni fa mi chiamavano “bel

bocconcino”. Cinque anni fa “pupa”, adesso, mi riempiono di complimenti

dicendomi: “Mashallah3! Non dimostri per niente la tua età”. Sì, ho

trent’anni. Il numero di matite che possono stare sotto il mio seno è uno,

cinque è il numero delle guaine che indosso per contenere i fianchi, e

sconosciuto è il numero dei miei reggiseni imbottiti.

 

Mise le mani conserte sul tavolo, adagiò il seno sulle braccia,

e provò a vedere se si formava l’incavo: ottenne un discreto risultato.

Erano quasi le otto. Provò a richiamare. Nessuna risposta. Maiale, una

persona per bene avvisa con un “arrivo più tardi”. Sarà in mezzo al traffico

e tra poco sarà qui. Poi chiama e dice “non riesco a venire”. Cos’altro

ancora! Gli sarà successo qualcosa di brutto, sicuramente, per questo è

in ritardo. Ma cosa sto dicendo! Che Dio lo protegga. Sentendo il suono

del messaggio in arrivo trasalì. Dove è finito il cellulare, guardò sopra

la poltrona, sotto i cuscini. Non c’era. Ah, è sulla finestra. Murat sarà

davanti al portone d’ingresso, sicuramente vuole chiedermi “hai bisogno

di pane?”. Si avviò verso la porta e lesse il messaggio, proprio mentre

stava per aprire il portone: “Le sono state accreditate 20 unità di traffico

prepagato, guadagnate effettuando la ricarica”. Dannata compagnia

telefonica…! A questi gli faccio causa per risarcimento danni sentimentali.

Nel Codice Penale turco non è previsto un articolo del tipo “dare false

speranze alle donne in attesa di una telefonata”? Queste cose esistono

solo nella serie tv Ally Mc Beal... E poi mi sono illusa che mi dicesse:

“Compro il pane?”. Sono una stupida. Non è casa sua, perché mai

dovrebbe portare il pane!

 

Entrò in salone. Rimise a posto i cuscini. Il fatto che non abbia

ancora chiamato è un buon segno. Se non venisse, mi chiamerebbe con

una scusa. Notò che il ghiaccio sulla tavola si stava sciogliendo. Arriverà

prima che il ghiaccio si sia sciolto del tutto. Forse starà litigando con la

ragazza. Lei potrebbe aver scoperto di me. Quando sono stata a casa

sua, ho usato il suo pettine. Probabilmente sarà rimasto qualche capello.

Certo io non ho fatto nulla per farli lasciare, quei due. Ma è lo scotto da

pagare quando la tua canzone preferita è “I gemelli da polso” di Barış

Manço4? Mi aveva fatto un certo effetto usare il pettine dell’altra, e ancora

di più avere il fidanzato in comune. E va bene, una volta ho dimenticato

lo spazzolino nel bicchiere. Lei è bionda, nel pettine c’erano i suoi capelli!

Ha tutta l’aria di essere un’assistente educativa in qualche scuola, so

che è una brava ragazza. Gli uomini non sono in grado di lasciare le

brave ragazze. Certo, perché io sono una cattiva ragazza! Non è così,

ma agli uomini non piacciono le ragazze che sanno correre dei rischi.

Lui non ha nascosto nulla. È finita la moda dei seduttori che tengono

segreta la fidanzata. Ormai mettono subito le cose in chiaro, così hanno la

coscienza pulita. Una sorta di “se ti conviene”. Per capire alcune cose non

serve essere un semiologo. “Vorrei tagliarmi la barba Sibel, che ne dici?”.

“Secondo me stai bene così”, “anche la mia fidanzata dice così”. Peccato

che io abbia fatto sufficiente esperienza come seconda donna, da sapere

cosa significhi parlare a sproposito della propria fidanzata, e che non si

sarebbe separato da lei in un baleno per me.

 

Andò in cucina a prendere il suo pacchetto di sigarette. Passando

accarezzò il basilico, si annusò le mani. Secondo me il basilico è

sfortunato. La sua sfortuna nasce dal suo essere amabile. Ti conquista

subito: appena lo accarezzi il suo profumo ti resta nelle mani e si svela

con così tanta naturalezza che nessuno sente il bisogno di tornare ad

accarezzarlo. Il suo profumo svanisce in cinque minuti. Nessun uomo

regalerebbe del basilico alla propria donna, tuttalpiù una rosa con le spine

o una composizione. Ai matrimoni, e anche ai funerali a dire il vero, si

mandano fastose corone di fiori. È cosciente il basilico, è cosciente che

dopo la prima carezza perderà tutta la sua magia. Ma con un grande

sforzo, tenta di nuovo la sorte, appena vede un raggio di sole dischiude i

suoi minuscoli fiorellini, offrendo la sua anima e dopo aver mostrato tutto e

subito, resta spoglio. Poi non gli resta molto altro da offrire. E appassisce.

Di nuovo, senza riluttanza, si fa accarezzare pur sapendo cosa gli accadrà.

Il bisogno di tenerezza talvolta distoglie dal lusso dei capricci.

 

Si accese una sigaretta, scostò la tenda e guardò fuori. Lo

chiamò ancora una volta, nonostante la linea fosse libera non ebbe

risposta. Adesso arriva, lo ha promesso, si guardò allo specchio, le era

colato il trucco? No, è perfetto. Il ghiaccio però si era sciolto da un pezzo.

Immerse la mano che si era bruciata nell’acqua fredda, dentro la ciotola

del ghiaccio, e provò sollievo. Si erano fatte le nove. Se lasciasse la sua

fidanzata e sposasse me... A pensarci bene lui non è alevi, i miei non

approverebbero. Mia madre comincerebbe a dire: “Ah, ti sposi con un

farabutto!”. Sì, mamma, e mio figlio lo chiamerò Muaviye! Mise nello stereo

uno dei cd che aveva preparato. Si versò un bicchiere di raki5, sembra

piscio. Mangiò un pezzo di fricassea di melanzane. Che buona! Chiamò

Meral. Grazie a Dio gli amici rispondono subito.

“Pronto… non è venuto…”

“Ma perché ti fai trattare così? Si era capito subito di che pasta era fatto,

prima lo mandi affanculo e meglio è!”, si sentì dire.

“Perché succede sempre così? Perché nessuno sceglie me?”, fu tutto ciò

che riuscì a replicare.

“Tesoro, non è colpa tua, l’uomo è disonesto per natura. Non prendertela,

ma se ti avesse amato, non pensi che avrebbe lasciato la fidanzata?”

“Chiudo, forse chiama.”

 

Arrivò un messaggio. Una speranza. Controllò se fosse di Murat.

No, è mia madre che ha provato a chiamarmi due volte, tutto qui. Che Dio

li maledica! Non ti lasciano nemmeno la possibilità di nutrire una speranza

piccola quanto la frase “forse ha chiamato mentre ero al telefono”.

 

Si specchiò. Non è difficile accettarlo ormai, sono Sibel, la

seconda donna. Nel frattempo si sono fatte le nove e mezza. Ma io

sono la seconda donna da sempre, non dalle nove e mezza… Non sarà

mica morto? Forse dovrei telefonare ai suoi amici? Se non è morto, si

arrabbierà, se lo faccio. Richiamò Meral per la seconda volta.

“Pronto, Meral, e se gli fosse successo qualcosa…”

“Non dire sciocchezze, Sibel!”

“Sì, ma se non fosse morto, avrebbe chiamato!”

“Se partiamo dal presupposto che è morto allora siamo di fronte al

miracolo della reincarnazione. Non preoccuparti, tornerà in vita.”

“Se è morto, con che diritto mi presento al suo funerale? Non posso

nemmeno mandargli una corona di fiori con la scritta ‘Con amore dalla

fidanzata illegale’…”

“Sibel, cara, basta una preghiera, ovunque la reciti va sempre bene. Se

stai male, vengo da te.”

“No, magari arriva. Chiudo, dài.”

 

Erano quasi le dieci. La canzone che risuonava era giunta al

culmine espressivo del violino e del salterio. Guardò lo specchio. Aveva

gli occhi gonfi di lacrime.

 

Quando alla fine della serata il rossetto messo all’imbrunire non

si è ancora sciupato talvolta è un sintomo dell’imminente catastrofe. E poi

bisogna vedere se la mattina dopo avete ancora indosso la biancheria

intima di seta acquistata il giorno prima, e gli orecchini, che avreste

dovuto togliere e mettere sul comodino.

 

Mangiò un peperone ripieno. Avevano rilasciato l’olio. Non

potete nemmeno immaginare quanto può essere tragico un piatto di

peperoni ripieni all’olio d’oliva. Mandò giù un altro sorso di raki. Lo yogurt

condensato decorato con il finocchio selvatico è letale. I fagiolini verdi

all’olio d’oliva, l’insalata di cervella, i pomodori pelati, non possono essere

l’antipasto di “la persona chiamata non è al momento raggiungibile”. Il

formaggio bianco a fette a volte è un presagio del momento nero in cui

verserà la vostra vita. Se solo sapeste come è difficile non piangere

guardando la fricassea di melanzane…“ Lasciò liberi i due mari a che si

incontrassero e v’è una barriera frammezzo che non posson passare”6.

Magari l’acqua che insiste nel dire “nella mia vita precedente ero un

cubetto di ghiaccio”e le mie lacrime non si fossero mai mescolate,

emulando la parola di Dio.

 

Mi auguro che non abbiate idea di cosa significhi il telefono

che squilla a vuoto anche se la persona che chiamate è raggiungibile. I

vetri puliti e le tende appena lavate possono far insorgere un desiderio di

cecità. Lo sporco dei marmi pulito con un coltello, le mattonelle sfregate

con il Cif sono più squallidi di quanto possiate immaginare. Se poi non

avete avuto risposta anche se avete mandato un messaggio del tipo

“dove sei, sono preoccupata!” alla persona che avete appena chiamato,

le possibilità che mi capiate sono più alte. Un corpo appena depilato (se

completamente ancora peggio) e un profumo adatto all’odore della vostra

pelle possono farvi stare malissimo.

 

Se sapete cosa significhi credere nella parapsicologia e fissare

il telefono affinché squilli, la probabilità che io sia la vostra compagna di

sventura è alta. Io sono Sibel. La seconda donna… Se dopo aver detto

questo, avete un’idea di tutto ciò che ho insinuato con quei tre puntini

di sospensione, esprimerò il desiderio che vi salviate dal vostro destino

alla prossima festa di primavera. Parlo come persona che ha letto il libro

“Guarire con la forza del pensiero” pur non credendoci, e guardandosi allo

specchio ha detto (a questo punto credendoci) “mi approvo, nella mia vita

va tutto bene ed è tutto perfetto”: se siete la seconda donna, può essere

difficile avere la forza primaria che vi salverà.

 

Nessuno si sforzi inutilmente di fare un’analisi freudiana: sì,

ho vissuto un rapporto problematico con mio padre. Tutti mi chiedono

“perché accetti di essere la ruota di scorta?”. Anche io me lo sono sempre

chiesta: perché mi innamoro sempre di persone fidanzate, sposate,

perché queste persone mi trovano sempre. Non lo so, il mondo dello

sviluppo freudiano me lo sono lasciata alle spalle ventiquattro anni fa.

 

Tutti noi ci consoliamo credendo che troveremo l’amore, come

quello dei film. Anche io avevo questa illusione: fino ai miei venticinque

anni, ho atteso l’uomo più meraviglioso della mia vita ma lui, a forza di

fare il protagonista con un volto sempre diverso nei film di Hollywood,

non ha trovato il tempo di passare da me. Sono stata addirittura la

seconda donna del mio primo ragazzo. All’inizio incolpi te stessa perché

“è ingiusto nei confronti dell’altra donna”. Poi cerchi di lasciarlo, cancelli i

suoi numeri di telefono. Tuttavia, se c’è amore, chiami il servizio telefonico

per avere il numero di telefono e ricominci. L’indifferenza scava un solco

così profondo nell’animo umano, che finisci per offrire tutto il tuo essere,

alla prima occasione, a ogni uomo che ti dà un barlume di speranza.

Non posso avere il problema di spendere il tempo con parsimonia,

come le altre ragazze. Una voce dentro mi dice: “È un’occasione questa,

un’occasione, ti ha messo gli occhi addosso offrigli tutto ciò che hai,

emozionalo, legalo a te, subito, altrimenti non tornerà indietro a cercarti”.

Proprio come il basilico, appena vedi la luce, dischiudi i tuoi fiori e resti

spoglia. Comunque, un giorno, dicevo, un giorno ci sarà un uomo che

vorrà sistemarsi con me, di cui anch’io sarò innamorata e che, anche se

avrà una fidanzata, la lascerà per stare con me.

 

C’era uno che mi piaceva. Quella volta mi sarei fatta comprare a

caro prezzo. Per paura che se avessi fatto l’amore con lui non l’avrei più

rivisto, pur desiderandolo evitavo di andarci a letto… Alla fine andammo a

letto insieme e subito dopo lui mi disse “perdonami, non avrei dovuto farti

questo”. In quell’istante dissi a me stessa: “Sibel, tu non sei ‘quella donna’

per nessun uomo”. Sì, ci sono uomini dallo spirito libero, pieni di sé, che

dicono di non credere nell’amore. Ma poi arriva il giorno in cui dicono

“l’amore esiste, io ‘quella donna’ l’ho trovata”. E quella donna resterà

per sempre nella vita di quell’uomo. Oppure è la donna che gli crea

quest’illusione… Ma non voglio parlare dell’amore e dell’illusione. Quando

lui mi chiese scusa, non mi rattristai per averlo perso. Non rimpiansi che

se non avessi fatto l’amore, l’avrei rivisto ancora una volta. Mi venne in

mente qualcosa di ancora peggiore. Mi ero lasciata sfuggire la possibilità

di essere la donna dei sogni di qualcuno. Se ci si chiede scusa dopo aver

fatto l’amore, significa che “non siamo riusciti a resistere alla tentazione e

ci siamo ritrovati a letto insieme, non ci sarà un seguito, scusa”. E poi c’è

la classica frase degli uomini: “Non voglio farti soffrire”, col sottotitolo “non

contare su di me”. Questo significa “andiamo a letto insieme, ma domani

non so più chi sei”.

 

Non voglio cercare di giustificarmi. C’è stato un periodo in cui

davo della sgualdrina alle seconde donne. Non sarà mica l’unico uomo

sulla terra, cosa pretendi da uno impegnato! Una rovinafamiglie non può

avere una famiglia… Le frasi col tempo sono diventate: “Tesoro, se lui

si è innamorato di un’altra, la prima donna si tolga dai piedi”. In passato

credevo che il motivo per cui non riescono a lasciarsi fosse che l’uomo ha

dei legami indissolubili con la prima donna, come aver intestato la ditta a

lei, un figlio, una fidanzata che non può vivere senza di lui. Col tempo ho

capito che queste sono solo scuse che la seconda donna usa per mettere

a tacere il proprio orgoglio.

 

Adesso però, a voi che provate compassione per la fidanzata,

pensando che aspettando il mio... il mio uomo o comunque lo si voglia

chiamare, io lo aiuti a tradirla, a voi chiedo attenzione: questo significa

passare da soli i bayram, il capodanno, le ferie estive. Le ferie ufficiali

le trascorrono con la fidanzata ufficiale. Io sono quella illegale. Non c’è

nemmeno una mia foto nella casa dell’uomo che amo, non sono io che

lo abbraccio ai compleanni, che decido come sistemare i mobili in casa,

o che scelgo la sua biancheria. Io sono solo un paio di capelli lasciati nel

pettine della sua ragazza ufficiale e uno spazzolino finito nell’immondizia,

ormai da un pezzo. Anche se lui non si rende conto di quanto io sia

importante nella sua vita, mi aspetto almeno che la donna si accorga di

me e se ne vada.

 

Arrivò un messaggio, non lo leggo. Non voglio sapere quanto

traffico ho a disposizione. Si riempì un altro bicchiere di raki, la bottiglia

era quasi finita. In un film, ad esempio, un uomo e una donna fanno

l’amore, si apre la porta, entra la donna e dice “come puoi farmi questo!”.

L’uomo non fa in tempo a dire “posso spiegarti” che la donna se ne va.

Quando l’uomo raccoglie i suoi pantaloni e rincorre la vittima orgogliosa

non pensa di certo alla seconda donna, rimasta a letto a guardare.

La donna lo ha strappato via dalle sue braccia, e l’uomo ha subito

dimenticato l’altra che è rimasta a letto. A parte me, c’è qualcuno che

prova dispiacere per la donna rimasta a letto?

 

La seconda donna non ha la tranquillità delle donne che hanno

stipulato una garanzia sul proprio uomo. “Essere la ruota di scorta” implica

la necessità di restare sempre vigili. La batteria del telefono deve essere

sempre carica, devi fare il bagno tutti i giorni perché pensi “e se lo vedo”,

per le serate organizzate dagli amici dici “a meno di imprevisti, verrò”. E

resti a pregare Dio che l’imprevisto si verifichi.

 

Guardò l’ora sul telefono, era mezzanotte e un quarto. Lesse

il messaggio sul telefonino, ormai vecchio: “Non posso venire. Ho da

fare”. Figlio di puttana, a quest’ora si avvisa! Digitò il tasto “Chiama”: “La

persona chiamata non è al momento raggiungibile”.

 

Si avviò verso la cucina. Riprese a guardare il basilico. Somiglia

a me, poveretto. Prese il basilico e lo mise in un posto più buio. Vedendo

un filo di luce ogni quarant’anni, non capisce più nulla, si dischiude e

appassisce….

 

 

 

 

 

1 Contorno tipico della cucina turca, preparato con fagioli bianchi, carote, sedano, cipolla,

patate, pomodoro, cipolla, aglio e olio d’oliva.

2 Locale notoriamente pieno di specchi dove è possibile gustare la pide di Kastamonu.

3 Esclamazione che esprime l’apprezzamento della bellezza e la preghiera che Dio la

preservi.

4 Noto cantante, compositore, paroliere turco, oltre che produttore di programmi per la

televisione, vissuto tra il 1943 e il 1999.

5 Acquavite turca aromatizzata con anice. È considerato una bevanda nazionale.

6 Il Corano, Biblioteca Universale Rizzoli, Bergamo 2001, Introduzione, traduzione e

commento di Alessandro Bausani, pag. 403